Le nostre vigne “Altre Terre” si trovano a circa 700 m di altitudine, dove coltiviamo Trebbiano, Garganega e Pinot Nero. Dopo la raccolta, le uve di Trebbiano e Garganega vengono pigiate con i piedi in un tino di legno, il mosto con le bucce inizia spontaneamente la fermentazione senza controlli di temperatura, con follature giornaliere. Dopo 7 giorni di macerazione a contatto con le bucce, avviene la svinatura e la fermentazione termina in serbatoi di acciaio. Un “orange wine” dalle note di thè, albicocca e sidro di mele, un tannino delicato e una buona acidità, danno a questo vino una grande struttura e complessità. Il vino prende il nome dai vigneti situati nella zona più alta della nostra azienda agricola, a circa 700 m sul livello del mare.
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Note di degustazione
Vista
Un vino aranciato, vivace e intenso, che ricorda i colori caldi dell’autunno
Olfatto
Al naso note di infusi di thè e tisane, con toni di ginger, sidro di mele e albicocche
Gusto
In bocca si sente subito che questo “orange” ha una grande personalità e complessità. La spiccata acidità e sapidità accompagna una nota tannica leggera ma presente
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E’ un vitigno che ha origini antiche, si pensa infatti che i ceppi primitivi di origine spagnola, siano stati introdotti in Molise verso la fine del ‘700 durante l’occupazione borbonica. Il nome Tintilia compare per la prima volta in un manoscritto della Società di Agricoltura di Campobasso nel 1810. Solo recentemente, grazie a una ricerca sulla biodiversità genetica, condotta dall’Università degli Studi del Molise, si è dimostrato che la Tintilia è un vitigno unico presente solo in questa regione. Nei nostri terreni delle “Lame del Sorbo”, la Tintilia era coltivata da oltre 80 anni. Vitigno autoctono poco conosciuto con piccoli grappoli spargoli ricchi di antociani, dai tannini medi e non troppo duri. Il nome del vino ha origine da un albero di Sorbo secolare che domina i nostri vigneti situati nella località “Lame”, sulle colline di Ripalimosani.
A 575 metri di altitudine, quota più bassa dell’azienda, si trova la vigna “Morgia Lafesta”. Le uve di Aglianico e Tintilia raccolte a mano vengono vinificate insieme in serbatoi di acciaio. La macerazione delle uve vengono giornalmente controllate in modo che il tannino dell’Aglianico non sia prevalente sulle note della Tintilia. Il terreno su cui cresce la vigna è di colore rosso intenso, ricco di ferro, argilla e calcare. Queste caratteristiche regalano al vino una grande struttura con tannini ben presenti, smussati e armonizzati dall’eleganza della Tintilia.
L’origine del nome di questo vino si ispira alla “Beat Generation”, un movimento giovanile che negli anni 50 in America trovò ispirazione in campo artistico poetico e letterario. É un vitigno che ha origini antiche, si pensa infatti che i ceppi primitivi di origine spagnola, siano stati introdotti in Molise verso la fine del ’700 durante l’occupazione borbonica. Il nome Tintilia compare per la prima volta in un manoscritto della Società di Agricoltura di Campobasso nel 1810. Solo recentemente, grazie ad una ricerca sulla biodiversità genetica, condotta dall’Università degli Studi del Molise, si è dimostrato che la Tintilia è un vitigno unico presente solo in questa regione. Nei nostri terreni delle “ Lame del Sorbo”, la Tintilia era coltivata da oltre 80 anni. Vitigno autoctono poco conosciuto con piccoli grappoli spargoli ricchi di antociani, dai tannini medi e non troppo duri. La Tintilia Beat viene prodotta mediante una macerazione semi-carbonica ad acino intero e una fermentazione spontanea in acciaio.
Le uve di Moscato Bianco e Riesling vengono raccolte a maturazione avvenuta, sistemate su graticci in un vecchio casale vicino alle vigne, dove viene seguito l’appassimento naturale che dura circa 40 giorni. Il grappolo viene pressato con un torchio a mano e il mosto fermentato in serbatoi di acciaio. Il Riesling conferisce acidità ed eleganza al nostro Passito da renderlo un vino ideale da bere non solo con i desserts ma anche con i formaggi. L’origine del nome prende spunto da un meraviglioso poema giovanile di Bertol Brecht “Ricordo di Marie A.”, in cui la nuvola passeggera prende le sembianze del ricordo di un amore perso per sempre.